Settembre è arrivato! Nuovi inizi...
Ambientamento al nido: e se quella da preparare non fosse solo lui?
“Vorrei aspettare ancora un po’, ma devo tornare al lavoro.”
“Se potessi, starei a casa con lui.”
“Sto ancora allattando… come farà senza di me?”
Sono frasi che sento spesso. E dentro quel “devo” c’è un mondo.
C’è una mamma che sa che il rientro al lavoro arriverà, magari da mesi. Che ha già scelto il nido, conosciuto le educatrici, comprato quello che serve. Razionalmente sa che quel momento sarebbe arrivato.
Eppure, quando si avvicina davvero, qualcosa cambia.
Perché una cosa è sapere che tuo figlio andrà al nido.
Un’altra è arrivare a quella mattina, lasciarlo tra le braccia di qualcun altro e andare via.
Prima si chiamava “inserimento”.
Oggi parliamo di ambientamento.
E non è solo una parola diversa.
Da educatrice, questa differenza mi piace molto.
“Inserimento” fa pensare a qualcosa che prendiamo e mettiamo da qualche parte. Il bambino entra al nido, si abitua, fine.
Ma un bambino non si “inserisce”.
Si ambienta.
Conosce uno spazio nuovo, nuovi rumori, nuovi odori, nuovi ritmi. Incontra altri bambini e, soprattutto, nuovi adulti ai quali piano piano potrà affidarsi.
E mentre lui fa tutto questo, anche mamma e papà stanno imparando qualcosa di nuovo: lasciarlo andare sapendo che torneranno.
Per questo, quando parliamo di ambientamento, non stiamo parlando soltanto del bambino.
Stiamo parlando di una famiglia intera che deve trovare un nuovo equilibrio.
“Ma se piange quando vado via?”
Questa è probabilmente una delle paure più grandi.
E vorrei fermarmi proprio qui, perché a volte mi sembra che intorno al pianto dei bambini ci sia una confusione enorme.
Un bambino che piange perché la mamma va via non è automaticamente un bambino traumatizzato.
Può essere un bambino dispiaciuto.
Può essere arrabbiato.
Può protestare.
Può dire, con gli strumenti che ha a disposizione: “Io questa cosa non la volevo. Volevo che restassi qui.”
E sì, può fare malissimo vederlo.
Ma il nostro obiettivo non può essere crescere bambini che non provino emozioni difficili.
Possiamo invece aiutarli a scoprire che quelle emozioni possono essere attraversate, accanto a un adulto capace di accoglierle.
Ed è anche per questo che la relazione con le educatrici è così importante.
Prima di affidarsi alle educatrici, tuo figlio guarda te
Ci sono bambini che entrano al nido senza quasi voltarsi e altri che hanno bisogno di molto più tempo.
Non c’è un modo “giusto” di ambientarsi.
C’è però una cosa che, nella mia esperienza di educatrice, vedo fare una grande differenza: la fiducia che il genitore riesce a trasmettere nei confronti di chi si prenderà cura del suo bambino.
I bambini ci osservano molto più di quanto immaginiamo.
Guardano come entriamo in quella stanza. Come parliamo con l’educatrice. Come reagiamo quando lei prende nostro figlio in braccio. Sentono le nostre esitazioni.
Non significa che una mamma debba fingere di essere serena quando dentro ha un groviglio allo stomaco.
Significa piuttosto che, prima ancora di chiedere a nostro figlio di fidarsi di quelle persone, dobbiamo poterci fidare noi.
E se quella fiducia non c’è, vale la pena chiedersi perché.
Per favore, salutalo
A volte viene suggerito al genitore di approfittare di un momento di distrazione:
“Vai adesso che sta giocando, così non ti vede.”
Capisco benissimo perché possa sembrare la soluzione più semplice.
Niente pianto. Niente manine tese. Niente porta che si chiude mentre tuo figlio ti chiama.
Eppure io preferisco un’altra strada.
Salutalo.
Anche se è piccolo.
Anche se pensi che non possa capire tutte le parole che stai usando.
Non serve un addio infinito e non serve scappare.
Può bastare un rituale semplice, riconoscibile, adatto alla sua età.
Il messaggio, nel tempo, diventa:
Mamma va via. E mamma torna.
Sparire può evitarci la scena difficile in quel momento. Ma accompagnare una separazione significa anche permettere al bambino di viverla dentro una relazione prevedibile.
E questo, per me, vale molto di più di evitare qualche lacrima.
E se sto ancora allattando?
Qui spesso arriva un’altra paura.
“Ma lui con me si calma al seno.”
“Si addormenta così.”
“Non prende il biberon.”
“Come faranno?”
Quello che vorrei dirti è che tu e tuo figlio avete una relazione unica, ma non siete l’unica relazione che tuo figlio può costruire.
Con te può addormentarsi in un modo e al nido scoprirne un altro.
Con te può cercare il seno quando ha bisogno di conforto e con un’educatrice può trovare consolazione attraverso una voce, un abbraccio, un gesto che nel tempo diventerà familiare.
I bambini possono costruire modalità diverse con adulti diversi.
Questo non cancella ciò che esiste tra voi.
E soprattutto non significa che, per prepararlo al nido, tu debba necessariamente eliminare prima tutto ciò che fate insieme.
La domanda non dovrebbe essere semplicemente: “Come faccio a togliergli questa abitudine prima che inizi?”
La domanda interessante è un’altra:
“Di cosa ha bisogno il mio bambino, alla sua età, per affrontare questo cambiamento?”
E la risposta non può essere identica per un bambino di pochi mesi e per uno di 18 o 24 mesi.
Prepararsi prima sì. Ma prepararsi a cosa?
Se sappiamo quando arriverà il rientro al lavoro, possiamo utilizzare il tempo che abbiamo davanti.
Non per fare delle “prove di abbandono”.
E nemmeno per stravolgere in anticipo sonno, allattamento e abitudini nella speranza che il bambino arrivi al nido già pronto a tutto.
Possiamo invece lavorare gradualmente sull’esperienza della separazione, tenendo conto dell’età, del temperamento, delle abitudini e della storia di quel bambino.
Ed è proprio qui che faccio fatica con i consigli universali.
Perché “inizia a lasciarlo con qualcuno mezz’ora al giorno” può essere perfetto per una famiglia e completamente inutile per un’altra.
Un bambino di 5 mesi, uno di 10 e uno di 20 non stanno vivendo lo stesso momento di sviluppo.
E neanche due bambini della stessa età sono necessariamente pronti alle stesse cose.
Poi iniziate il nido… e improvvisamente cambia il sonno
Ed eccoci a un punto che conosco molto bene anche nel mio lavoro di consulente del sonno.
Il bambino aveva iniziato a dormire meglio e improvvisamente ricomincia a svegliarsi.
Vuole più contatto.
L’addormentamento diventa più faticoso.
Ti cerca continuamente.
Magari al nido sembra stare benissimo e poi, appena torna a casa, vuole solo te.
E il pensiero arriva velocissimo:
“Abbiamo rovinato tutto.”
No.
Prima di correggere qualcosa, io cercherei di capire cosa sta succedendo.
L’inizio del nido è un’esperienza enorme per un bambino piccolo. E nei primi due anni di vita, inoltre, attraversiamo fasi di sviluppo in cui il sonno può cambiare indipendentemente dal nido.
Per questo non amo mettere qualsiasi risveglio dentro la scatola della famosa “regressione del sonno”.
A volte ci sono nuove competenze che stanno emergendo.
A volte c’è un cambiamento nelle routine.
A volte c’è una maggiore richiesta di vicinanza dopo tante ore trascorse separati.
E spesso più cose accadono contemporaneamente.
Il punto non è correre immediatamente a “sistemare il sonno”.
Il punto è capire che cosa ci sta raccontando quel cambiamento.
Forse non devi insegnargli a stare senza di te
Questa è probabilmente la cosa che vorrei rimanesse dopo aver letto questo articolo.
Se stai per tornare al lavoro, il tuo compito non è rendere tuo figlio indipendente da te il più velocemente possibile.
Non devi allenarlo a non cercarti.
Non devi eliminare in fretta tutto ciò che associa a te perché “tanto al nido non potranno farlo”.
E non devi nemmeno convincerti che non sarà difficile.
Può esserlo.
Puoi sapere che il nido che hai scelto è un posto bellissimo e piangere dopo aver chiuso quella porta.
Puoi desiderare di tornare al tuo lavoro e contemporaneamente desiderare di stare a casa con tuo figlio.
Le due cose possono esistere insieme.
Preparare un bambino all’ambientamento significa, per me, accompagnarlo gradualmente verso una nuova esperienza senza chiedergli di rinunciare alla sicurezza che ha già costruito.
Non deve imparare a fare a meno di te.
Può imparare che, oltre a te, esistono altri luoghi e altre persone con cui sentirsi al sicuro.
E forse, mentre lui impara questo, tu puoi iniziare a scoprire un’altra cosa:
andare via e tornare è una parte della vostra relazione. Non la fine della vostra relazione.
Se l’inizio del nido si avvicina e senti che dietro alle domande pratiche — sonno, allattamento, distacco, orari — ce ne sono altre molto più difficili da mettere a fuoco, scrivimi.
A volte non serve una lista più lunga di cose da fare.
Serve capire quali hanno davvero senso per voi due.

