Vacanze con i bambini
Vacanze, bambini a casa e la sensazione di doverli intrattenere continuamente. Ma siamo sicuri che sia davvero necessario? Soprattutto nei primi 3 anni, lasciare spazio alla scoperta, al movimento e persino alla noia può essere molto più prezioso dell’ennesima attività organizzata.
Arrivano le vacanze.
I bambini sono a casa più del solito, le giornate sembrano improvvisamente lunghissime e, insieme a loro, arriva spesso anche un pensiero:
“E adesso cosa gli faccio fare tutto il giorno?”
Attività, giochi, uscite, laboratori, travasi, colori, parco, piscina…
Come se ogni momento della giornata dovesse essere riempito. Come se vedere un bambino che non sta facendo “niente” significasse automaticamente che qualcosa non va.
E soprattutto come se, durante le vacanze, noi adulti dovessimo trasformarci in animatori a tempo pieno.
Ecco: no.
Possiamo alleggerirci un po'.
Non dobbiamo evitare la noia a tutti i costi
La paura che i bambini si annoino porta spesso noi adulti ad anticipare continuamente le loro richieste.
Finisce un gioco? Ne proponiamo un altro.
Perde interesse? Tiriamo fuori una nuova attività.
Gira per casa senza una meta precisa? “Dai, facciamo questo!”
E magari lo facciamo anche con le migliori intenzioni, perché siamo attentissimi ai loro bisogni e desideriamo offrire loro occasioni ed esperienze.
Ma assecondare i bisogni di un bambino non significa intrattenerlo continuamente.
Anzi, a volte possiamo semplicemente lasciare che accada… niente.
Perché proprio da quei momenti apparentemente vuoti possono nascere le idee più brillanti.
Soprattutto tra 0 e 3 anni, “fare” può significare semplicemente esplorare
Quando parliamo dei più piccoli, poi, dobbiamo fare un passo ulteriore.
Un bambino tra 0 e 3 anni non ha necessariamente bisogno dell'attività nuova e strutturata che noi adulti immaginiamo.
Per lui l'ambiente stesso è già pieno di cose da scoprire.
Toccare.
Afferrare.
Muoversi.
Osservare.
Spostare un oggetto.
Lasciarlo cadere.
Riprenderlo.
Metterlo in bocca, quando l'oggetto è sicuro e adatto alla sua età.
Sentirne la consistenza, l'odore, perfino il sapore.
Sono gesti che a noi possono sembrare banali, perché conosciamo già perfettamente quell'oggetto e quel mondo.
Lui no.
Lui lo sta scoprendo.
E non serve necessariamente che un adulto gli proponga qualcosa di diverso ogni dieci minuti perché quell'esperienza abbia valore.
“Ma si sporca!”
Sì, probabilmente.
E va bene così.
Un bambino che esplora può sporcarsi, toccare, pasticciare e fare esperienze che non sono sempre perfettamente ordinate.
A volte, senza rendercene conto, siamo noi adulti a interrompere continuamente questa esplorazione:
“Non toccare.”
“Non andare lì.”
“Stai fermo.”
“Attento.”
“Lascia stare.”
Naturalmente non sto dicendo di ignorare i pericoli o lasciare un bambino senza supervisione.
La sicurezza viene prima di tutto.
Ma sicurezza e libertà di esplorazione non sono necessariamente due concetti opposti.
Piuttosto che limitare continuamente il bambino, mettiamo in sicurezza l'ambiente
Questa è forse una delle cose più concrete che possiamo fare, anche durante le vacanze.
Guardiamo lo spazio dal punto di vista del bambino.
Che cosa può raggiungere?
Dove può muoversi?
Quali oggetti sono alla sua portata?
Ci sono pericoli che possiamo eliminare, proteggere o spostare?
Possiamo creare uno spazio nel quale non siamo costretti a dire “no” ogni trenta secondi?
Un ambiente sicuro permette anche a noi adulti di essere più tranquilli mentre il bambino esplora.
Non significa lasciarlo fare qualsiasi cosa.
Significa offrirgli, nei limiti adeguati alla sua età e alla situazione, libertà di movimento e possibilità di scoperta.
E magari accettare anche di appoggiarlo a terra senza l'ansia che debba rimanere immobile, pulito e perfettamente composto.
Il pavimento può essere un luogo meraviglioso da cui iniziare a conoscere il mondo.
E noi genitori possiamo smettere di sentirci in dovere di “fare”
C'è poi un altro aspetto di cui secondo me si parla troppo poco.
Anche noi adulti possiamo non avere voglia.
Non avere voglia di inventare un'attività.
Non avere voglia di organizzare l'ennesima uscita.
Non avere voglia di preparare qualcosa di speciale solo perché oggi i bambini sono a casa.
E questo non significa ignorare i loro bisogni.
Possiamo esserci, supervisionare, accogliere, osservare e lasciare spazio senza dover necessariamente dirigere ogni minuto della loro giornata.
Poi ci saranno anche i momenti in cui avremo davvero voglia di fare qualcosa insieme.
E ben vengano!
Un gioco, una passeggiata, cucinare insieme, stare all'aperto, giocare con l'acqua o qualsiasi altra esperienza condivisa può essere bellissima.
Ma c'è una grande differenza tra pensare:
“Mi va di fare questa cosa con te.”
e pensare:
“Devo trovare qualcosa da farti fare perché altrimenti ti annoi.”
Nel primo caso c'è il piacere della condivisione.
Nel secondo rischia di esserci soprattutto lo sbattimento.
Le vacanze non devono diventare un programma di animazione
Forse possiamo iniziare proprio da qui.
Durante le vacanze non dobbiamo necessariamente riempire tutti gli spazi.
Possiamo lasciare ai bambini il tempo di osservare, esplorare e trovare qualcosa che catturi la loro attenzione.
Possiamo permettere ai più piccoli di conoscere l'ambiente attraverso il corpo, le mani, la bocca e il movimento, predisponendo spazi sicuri e adeguati alla loro età.
Possiamo proporre qualcosa quando abbiamo davvero piacere di condividere quel momento con loro.
E possiamo anche accettare qualche momento vuoto senza correre immediatamente a riempirlo.
Perché non tutto il tempo libero deve diventare un'attività.
E qualche volta, proprio quando noi adulti smettiamo di suggerire cosa fare, lasciamo ai bambini lo spazio per iniziare a scoprirlo da soli.

